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Tratto da "Dialogo"

Da 40 anni


Una Chiesa madre
e una Chiesa figlia

 

Le fasi di sviluppo di Garbagnate si possono schizzare su un diagramma : dal villaggio nella foresta delle Groane prima del 1000, alla piccola comunità agricola subalterna ai nobili proprietari nel tardo medioevo, alla crescente organizzazione civica e religiosa del "Paese" nel postrinascimento e nell'epoca barocca..... fino all'ultimo dopoguerra.... quando grandi industrie e nuove minoranze etniche irrompono sul territorio.... e costringonono la comunità Cristiana a ripensarsi con nuove attenzioni alle periferie..... e a riarticolarsi con nuovi soggetti pastorali delocalizzati.
Il primo pensiero del presbiterio garbagnatese fu quello di erigere nuovi luoghi di culto per favorire la partecipazione liturgica ai più lontani(nel 1914 a S.Maria, nel 1927 a Bariana, nel 1974 al Quadrifoglio).Così intorno ai nuovi altari si configurarono nuove forme comunitarie...... fino alla costruzione di vere nuove parrocchie (nel 1945 S.Maria Nascente, nel 1966 S.Giuseppe Artigiano, nel 1986 S.Giovanni Battista). E' il fenomeno della "partenogenesi":una chiesa matrice prolifica e genera chiese figlie.

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Quest'anno ricorre il 40° anniversario della comunità di Bariana, dedicata a S.Giuseppe Artigiano: una comunità dissodata pastoralmente dal coadiutore don Gildo Bonalumi e poi dalle successive figure di "Parroci": don Giovanni Tremolada, don Michele Mauri,don Adriano Colombo e ora don Felice Cappellini. 40 anni di storia pastrorale dicono volti e nomi,problemi e speranze,iniziative felici e audaci,strutture e organigrammi: insomma un sicuro passaggio dal provvisorio e precario alla stabilità e alla identità precisa. Ora Bariana e tutto un fermento fecondo e gioioso: ricaricate le batterie oggi la comunità offre un'immagine bellissima di entusiasmi e sogni.

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Ora che la chiesa figlia ha 40 anni, quale compito rimane alla chiesa madre? Quello di una madre! La nostra parrocchia dei SS. Eusebio e Maccabei manterrà sempre un rapporto affettivo con la figlia maggiorenne, rendendosi sempre disponibile a supplire ( come nei nove mesi di interinato prima dell'arrivo dell'ultimo parroco) e ad aiutare. Come punto di riferimento esperienziale. Come casa materna sempre aperta.
Il vero problema oggi però viene da due fronti: da una parte i nuovi insediamenti che potrebbero alterare la più facile comunione naturale che esiste fra i barianesi "doc", vale a dire il problema missionario dell'evangelizzazione dei nuovi arrivati (anche extracomunitari e di religione diversa). Dall'altra parte le accennate prospettive diocesane che paventano la irreversibile necessità di un " ritorno all'unità o all'unica comunità pastorale":non solo per la forte diminuzione delle vocazioni sacerdotali, ma soprattutto per la necessità di un coordinamento unitario per affrontare le sfide pastorali del futuro. Non mancherà certo il servizio pastorale di figure presbiteriali anche nella comunità figlia, ma sarà gioco forza (o fattore provvidenziale?) suscitare nuovi ministeri locali per la conduzzione colleggiale e corresponsabile del popolo cristiano.

 

don Angelo